Intelligenza artificiale, automazione, innovazione, robotica, rapporto uomo-macchina: cambiamenti (anche antropologici?) da comprendere e da gestire. Una situazione che non trova corrispondenze sufficienti nella politica, che esprime il suo peggio, in ogni senso e in ogni dove, anche solo rispetto a due o tre decenni fa. Il contributo dell’antropologia filosofica, della scienza etica e della Fede per una chiarificazione dei termini della questione, nelle nostre realtà attuali, con una forte presenza del male, per una vita vera
Ogni giorno riceviamo dai vari medium notizie di scoperte e invenzioni innovative in campo scientifico, che trovano rapide successive applicazioni tecniche: nei settori della medicina e della chirurgia, campi nei quali intervengono congiuntamente le ultime scoperte delle scienze chimico-fisiche e le applicazioni ingegneristiche e informatiche, le quali migliorano spesso in modo radicale la vita di persone che – ecco alcuni esempi – hanno perso la vista o la mobilità per gravi traumi midollari. E molto altro.
I sistemi di produzione in ogni settore merceologico stanno vivendo una stagione sempre più innovativa nel senso dell’automazione intelligente, in cui entrano in campo programmi informatici e telematici istruiti dall’uomo e dal suo nuovo potente “servitore” costituito dall’intelligenza artificiale. Efficienza e miglioramento degli ambienti di lavoro vanno di pari passo, anche se certamente a geometria variabile: in Lombardia e in Germania, in California e in Cina. Diversa è la situazione delle zone rurali dell’Africa e dell’Asia profonde, dove persistono sistemi di lavoro arcaici, faticosi e pericolosi. E profondamente iniqui sotto il profilo etico.
Lo sguardo verso lo spazio è rivolto dai governi della grandi nazioni, USA, Russia e Cina in primis, ma anche da privati (e a volte discutibili in ragione del loro comportamento) visionari come Musk, che è andato con il suo Starlink a recuperare due astronauti bloccati da nove mesi nella stazione spaziale internazionale, e aiuta gli Ucraini a difendersi dall’aggressione russa con i suoi sistemi informativi. Vi sono studi e progetti per riportare l’uomo sulla Luna, e ciò si realizzerà entro un paio d’anni, e per andare su Marte. L’uomo ce la farà, come è riuscito a circumnavigare gli Oceani mezzo millennio fa, e ad andare sulla Luna cinquantasei anni or sono, per poi tornarvi.

Il cambiamento è nella natura dell’uomo, il quale è spinto dalla sua inquietudine, dalla curiosità che lo caratterizza come primate intelligente, il più intelligente, anche se talvolta non appare tale, quasi facendo confondere l’osservatore che si chiede; “…ma quest’uomo, l’uomo (e la donna) è proprio intelligente se fa anche del male, se organizza rapine sanguinose, se uccide i suoi simili, se opprime i deboli, se sfrutta il propri connaturali, anche se è compagnevole, secondo Aristotele?”
L’osservatore confonde i piani della natura dell’uomo e del contesto nel quale vive, poiché la risposta alle domande sopra riportate non appartiene al piano dell’intelligenza pura (posto che si possa definire “pura” l’intelligenza), ma al piano della morale, o se si vuole dell’etica, cioè della scienza che studia il comportamento umano esprimendo un giudizio sulla bontà o sulla malignità del comportamento stesso, in base a schemi culturali condivisi. In generale, l’uomo sa quando compie un’azione buona o un’azione malvagia, ma non in una modalità e in una misura identica in tutte le situazioni e tempi storici. Un esempio: il valore della vita umana per un capo tribale dell’Orda d’Oro non è concepito nello stesso modo di come lo concepisce e lo valorizza un cittadino italiano dei nostri anni, poiché per il primo una vita umana è poca cosa, per il secondo, specialmente se è un cristiano consapevole, una vita umana ha un valore infinito, incommensurabile.
Usciamo dunque dall’ambito dell’agire umano morale e rimaniamo nell’agire umano conoscitivo, e dunque essenzialmente cognitivo-razionale e logico capace di argomentare tesi basandosi su fondamenti ineccepibili e condivisi in base alle conoscenze del tempo. Anche in questo caso un esempio: Galileo Galilei rischiò la propria vita perché osò mettere in dubbio le certezze false della Chiesa del tempo, fondando la sua conoscenza fisica e cosmologica sulle ricerche più recenti del suo tempo di Nikolaus Copernicus (per la precisione, dopo Aristarco di Samo che contraddisse il suo contemporaneo Aristotele sull’eliocentrismo, nel XIII secolo il padre francescano di Oxford Robert Grossatesta (Big Head) riprese il tema eliocentrico ben prima di Copernicus). Sappiamo che ebbe ragione Galileo, ma la Chiesa cattolica attese quattro secoli prima di riconoscer il proprio errore e di scusarsi con l’immenso scienziato. C’è dunque stato un tempo nel quale la conoscenza scientifica metteva in questione la moralità della persona e poteva giudicarla anche in modo capitale. la sorte di Filippo chiamato Giordano Bruno insegna.
Ora i tempi sono cambiati, e la curiosità umana non viene più punita, anzi, al contrario, viene sollecitata e premiata. Un altro esempio: la conoscenza dei modi della produzione industriale si è talmente evoluta che, non solo riescono a migliorare l’efficienza e quindi la redditività dell’impresa, ma anche le condizioni di lavoro, riducendo anche il rischio che il lavoratore si ferisca o addirittura perda la propria vita. Processo non perfetto, lo dico ricordando il povero Daniel Tufa, 22 anni, ragazzo splendido che ha perso la vita in un’azienda di Maniago, Pordenone, pochi giorni fa, colpito da una scheggia incandescente schizzata via da un pezzo di acciaio che stava venendo pressato e stampato “a caldo”.
Elon Musk è un genio dei nostri tempi, oltre che un industriale cinico e senza scrupoli. Ma è un genio che sta contribuendo a dare al mondo innovazione e strumenti per collegare il mondo allo spazio.
Nel mentre la politica si scatena tra le ipocrisie e la guerra sanguinosa, a livello mondiale tra Putin e Netaniahu, Xi osservante con gli occhi mongolici socchiusi, sardonico. In Italia Meloni dice che Schlein, di per sé politicamente afona, è una hippy fuori tempo massimo, mentre un medio mediano (sociologicamente) avvocato foggiano cerca di mettersi in mostra, aiutato da un paio di inadeguati cultori della sinistra.
I media si muovono in modo proporzionatamente mediocre.
L’etica e la politica non si incontrano quasi mai, ma non nel senso di una vulgata machiavellica, bensì proprio perché si ignorano.
Lo stato delle cose è – di questi tempi – quasi come “crepuscolare”, pressoché analogo a come si sentono certi criminali che ritengono di potere-tutto, perduti in un narcisismo manipolatore, generatore di grandiosità delittuose, come se fossero vittime di stress post traumatico complesso (cf. Manuale Diagnostico per la Medicina Generale IV e V)
Proveniamo dai popoli indoeuropei e abbiamo sopportato e supportato ogni cosa, credendoci migliori degli altri, perché siamo diventati democratici. Nostri avi, tra i Venetici e gli Illiri, sono stati senza dubbio, in una mescolanza formidabile, Unni, Cazari, Alani, Avari, Uiguri, Bulgari, Magiari, Bashkiri, Burta, Sabiri, Saraguri, Onoguri, Utiguri, Kutriguri, Tarniachi, Kotragari, Kabari, Zabenderi, Ghuz, Cumani, Kipchaki, etc., etc., etc. (cf. La tredicesima tribù. L’impero dei Cazari e la sua eredità. Koestler A., Ghibli editore, Milano 2023), e altrettali, più o meno, fino alla Cina.
La noia e la rabbia sono i sentimenti che si diffondono ovunque, di questi tempi, specialmente tra i giovani. Nei nostri tempi, accanto all’evoluzione scientifica e ai miglioramento sociali, le cronache riportano casi come quello di Montecchia di Crosara (Pietro Maso che uccise, in concorso con tre amici, i genitori per l’eredità), di Novi Ligure (Erika De Nardo e “fidanzatino”, che uccise la madre Susanna Cassini e il fratellino Gianluca per la libertà), di Chiavenna (Veronica, Milena, Ambra che uccisero suor Maria Laura Mainetti per noia, stupidità, ignoranza e malvagità). Overkilling si chiamano queste efferatezze.
La dico così, solo come esempio, su Novi Ligure: non riesco ancora a comprendere il sistema penale italiano, anche se studio e ri-studio etica, diritto e psicologia, che con dieci anni + don Mazzi liberano esseri umani come questa ragazza, ora donna nel pieno del suo. Lei sulle prime dopo il massacro da lei stessa compiuto, in concorso con il suo ragazzo, accusa un giovane albanese, mentre il Procuratore della repubblica la loda come ragazza coraggiosa (cercare i video del tempo su youtube!). A volte penso all’agire del Demonio. Rischio il manicheismo, cioè la presenza di Ariman. E invece, correggendomi, dico che si tratta dell’uomo, dell’uomo, dell’uomo, dell’essere umano declinato nei due sessi.
Ma se c’è un esempio più tremendo e sconvolgente di questo male, non si si può non ricordare la cosiddetta “banda della Uno bianca” dei fratelli Roberto, Fabio e Alberto Savi, di cui il primo e il terzo erano poliziotti, che in sei anni fecero oltre cento rapine (coop, banche, caselli autostradali, poste, etc.) e uccisero ventitré persone, ferendone quasi un centinaio. Delle 23 persone uccise, 11 lo furono per violenza pura: tra essi carabinieri, commercianti, passanti, ragazzi, extracomunitari, guardie giurate, persone.
Una violenza, un male assoluto generato da un gruppo che si auto-sostentava nella perversione, come insegna la psicologia dei gruppi fin dalle ricerche di Gustave Le Bon (cf. La psicologia delle folle, 1890).
Se siamo in gruppo, noi esseri umani, siamo (possiamo diventare) più stupidi, violenti, perfino assassini, perché ci “nascondiamo” dietro il gruppo. Chissà se vi furono, in qualche modo, delle coperture che aiutarono questa malvagità (non la chiamo follia) omicida.
E, in giro, negli USA e in URSS hanno operato Jeffrey Dahmer, Ted Bundy e Chikatylo, nonché i ragazzi che fecero stragi nelle scuole, a partire da Columbine.
Poi abbiamo avuto (e in parte ancora abbiamo) l’Isis dei tagliagole, Hamas, che è il disastro di Palestina, i “tenente Calley” che fucilano villaggi, gli stragisti neri della stazione di Bologna, i brigatisti che fucilano Roberto Peci e poi passeggiano per Firenze (Giovanni Senzani), o altri che ridono presentando libri nell’anniversario della morte di Aldo Moro (Barbara Balzerani, che ha già incontrato Nostro Signore un anno fa), Stalin, cui non servono aggettivi, Pol Pot il genocida, i Nazisti della Shoah comandati da killer del livello di Heydrich e da fedeli e fanatici servitori come Eichmann, i Fascisti di Farinacci e gli Ustascia di Ante Pavelic. Ovvero, come facciamo a dimenticare “bombing” Harris, il comandante della churchilliana Royal Air Force che fece disintegrare col fuoco Dresda comprese decine di migliaia di abitanti?
Non solo i nazisti/ fascisti e i comunisti di Stalin, Mao e Pol Pot hanno compiuto crimini di guerra.
Abbiamo avuto Tamerlano e Genghis Khan, grandi e crudeli. Abbiamo avuto Caio Giulio Cesare, immenso politico e generale, che ammazzò mezzo milione di Galli. Abbiamo avuto il presidente Truman, che con due bombe disintegrò centinaia di migliaia di persone in Giappone nel 1945.
La morte e la violenza, cioè il male, circondano la storia dell’uomo, assieme con l’intelligenza e la stupidità.
Rivolgiamoci al Volto di Cristo, per la nostra salvezza.
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